
l percorso di fiamma, chi ci è immerso lo sa benissimo, può essere duro. L’avere a che fare, anche se solo in altre dimensioni che non siano quella terrena, con la propria controparte di fiamma, ci mostra costantemente quella parte di noi più ardua da vedere e sappiamo bene che la fase più difficile di ogni piccola strada è l’accettazione.
Può succedere quindi che la nostra parte umana si senta stanca di tutto il lavoro, che in realtà si traduce in spaventata e restia a lasciare il vecchio per il nuovo.
Prima di continuare faccio una premessa: questo articolo, come tutti del resto, non vuole dirvi cosa DOVETE fare. Nel percorso c’è un tempo per tutto, per proseguire, fermarsi, amare, odiare, ed ognuna di queste cose ha il suo scopo, niente dovrebbe essere lasciato indietro. Ma con queste parole vorrei solo farvi sentire comprese e magari darvi supporto.
Ad un certo punto del percorso succede a molti di pensare: “Basta! Non si può vivere così. Adesso smetto, non lo penso più/non lo voglio più/prendo un’altra strada”. I motivi possono essere molti che di solito si raggruppano in paura/aspettative disilluse/ attrito. Ovviamente la paura dimostra come in questi pensieri il protagonista sia l’ego. Di solito infatti quando questo momento arriva non siamo molto nel presente, ma abbiamo in mente proiezioni del passato (si è comportato male, non mi vuole, scappa) o del futuro (non succederà mai, non posso farlo, non saremo mai compatibili). Ma perché questo periodo, di solito abbastanza lungo, succede? Cosa combina l’ego per farlo accadere?(Perché se fossimo nell’anima la paura non ci sarebbe)
Ecco alcune ipotesi.
Sappiamo che il rapporto con la fiamma, di qualsiasi tipo esso sia, è qualcosa di completamente nuovo, anche solo perché la controparte è qui, come noi per loro, per rompere i vecchi schemi e crearne di nuovi. Va da sé quindi che dobbiamo lasciarli andare: ma non è così facile come sembra. Perché il nostro ego ha creato quei vecchi schemi per autoconservazione, e non è per niente felice di lasciarli andare. E farà di tutto per rimanere aggrappato. Per farlo per esempio ci crea delle aspettative sul rapporto basate su queste vecchie idee che puntualmente verranno disilluse dalla fiamma, perché è il suo lavoro. Questo ci ferisce e di conseguenza tendiamo ad allontanarci da quella che vediamo come fonte del nostro dolore. E rimaniamo aggrappati al fatto che finché non sarà come vogliamo noi, non lo accetteremo. Con questo non voglio dire che dobbiamo accettare tutto quello che fa la fiamma, ma sicuramente dobbiamo comprendere lo specchio che ci rimanda, e soprattutto rimanere nel presente ed analizzare con lucidità se è davvero lui che ci sta facendo soffrire o semplicemente ha riaperto una ferita creata da altri in passato che vuole solo essere vista ed illuminata. Finché però resistiamo a questo insegnamento e ribaltiamo tutte le colpe su di lui senza guardare dentro di noi, non potremo accettare il percorso e l’insegnamento quindi la nostra evoluzione (Attenzione!!! Non è questione di colpe! Perché già vi sento che pensate: “Ma perché dev’essere sempre colpa mia?”). Inoltre lo specchio potrebbe rimandare anche ad altre cose: se non accettiamo lui (indipendentemente dal perché) questo significa che non accettiamo noi stessi, quindi sarebbe bene fare un lavoro di introspezione chiedendosi cosa non accettiamo di noi e perché, oppure perché la nostra bambina interiore di fronte a queste cose sta facendo i capricci? Quale emozione la sta colpendo?Penso che in questo caso appena descritto ci sia un forte attaccamento al piano terreno e a come questo debba evolversi tra i due frammenti d’anima. Lavorare per alzare la nostra visione vibrazionale potrebbe essere utile. Se proprio vogliamo rifiutare, concentrarsi su di noi potrebbe essere un buon metodo. Ma ricordatevi sempre che potete rifiutare quanto volete, ma la fiamma non molla mai, sarà sempre li a darvi spunti di lavoro. Torniamo dentro, perché lì è la via dell’accettazione del fatto che questo è un percorso evolutivo e tutto quello che succede serve a noi per evolvere. Se non guardiamo questo, rimaniamo nella sofferenza.
Un altro scenario potrebbe essere questo. Vi trovate in una situazione stabile (secondo vecchi schemi) e cominciate a pensare che per stare con la fiamma dovete cambiare troppo e, soprattutto l’ego, comincia a sentire un senso di morte che ovviamente non vuole seguire. Parliamo di morte ovviamente di tutte quelle situazione che fino ad ora lo hanno fatto rimanere in vita, al sicuro, ma anche nella mediocrità di emozioni e sentimenti. Qui secondo me subentra un altro problema: quando cominciamo a lavorare veramente nel percorso di fiamma e raggiungiamo la consapevolezza che questo cammino ci porterà all’unione, la nostra mente pensa che questo debba avvenire domani. Ma sappiamo benissimo, anche se non ce lo ricordiamo sempre, che i tempi divini e quelli terreni sono ben diversi. Se un’immagine, un sogno, una visione, arriva alla vostra mente, non significa per forza che domani accadrà. Ma magari l’universo vuole farvi sapere che siete in quelle energie, e se vi perseguite allora vi porterà a quello che avete visto, anche se per farlo dovete passare altri mille scenari. Questo è davvero difficile da accettare e comprendere per la nostra mente, perché richiede non solo un’enorme fede nelle nostra capacità e nel nostro cammino, ma anche il dover affrontare ancora vecchi schemi pur avendo visto ciò che forse più vogliamo, senza sapere quando questo avverrà. L’accettazione del percorso prevede che si accolga tutto ciò che accade perché sappiamo che è per il nostro bene superiore. A volte è più facile, a volte meno. Anche qui ovviamente abbiamo una bambina interiore che fa i capricci, che soffre, ma che forse cade un po’ nel vittimismo. E comprendere il perché, cosa quest’atteggiamento nasconde, può essere molto utile per la risoluzione.
In parole povere insomma, in queste situazioni stiamo fuggendo: dalla fiamma, dal percorso, e quindi da noi stesse.
Se ci abbandoniamo al flusso lui sa già dove deve portarci ed è sempre un posto di amore per noi. Se facciamo resistenza rimaniamo nel dolore e nella non evoluzione.
Le paure che si nascondono in queste situazione sono alla base sempre quelle: paura di essere abbandonata o rifiutata, paura di non sopravvivere, di non essere in grado. Direi che un lavoro sul primo e forse secondo chakra potrebbero aiutarci a superarle o quanto meno a silenziarle un attimo per poter permetterci di lavorare.
Voi avete mai provato il rifiuto? Com’è andata?
Lo so: triggero, forte, sempre.

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